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Centro Studi e Cultura Walser - Walser Kulturzentrum

Come tutti i massicci alpini anche il Monte Rosa fu soggetto di fantasie e terribili leggende; gli abitanti del fondovalle lo indicavano con nomi evocatori di selve e di misteri (Momboso e Mon Silvus- montagna coperta di boschi) o di cattedrali di ghiacci eterni ( Gletscher e Roisa – montagna ghiacciata). Solo nel XIII secolo l’uomo salì a vivere stabilmente oltre i mille metri, nelle profonde valli del Rosa.  In questo periodo, a Zermatt, e Saas a nord, in Anzasca, Sesia, Gressoney e Ayas a sud, ossia in tutte le valli che circondano il massiccio vengono fondate colonie walser: la “Sentinella tedesca” del Monte Rosa, come la definì il De Saussure. 

E’ tra il 1100 e il 1200 che possiamo collocare i primi insediamenti delle colonie walser nelle zone alte di Issime e nei due Gressoney.

Essi giunsero in Valle attraverso il colle del San Teodulo e da altri passaggi quali per esempio il Colle del Felik o il Colle del Lys; tutti passi resi agibili dalle favorevoli condizioni climatiche del periodo.
 
 

 Carta geografica "Piemonte e Monferrato" di Giovanni Antonio Magini, contenuta nel primo atlante d'Italia pubblicato a Bologna nel 1620.     (Collezione Aligrandi)
 

Gli insediamenti walser di Gressoney ed Issime, sul versante valdostano del Monte Rosa, sono, al pari di quelli di Formazza e Macugnaga, i più antichi a sud delle Alpi.  Mentre Issime, la cui chiesa è titolata come parrocchia già nel 1184,  era abitata da un piccolo nucleo autoctono, la testata della valle risultava divisa in almeno quattro alpeggi estivi: Verdoby, Gressoney, Alpenzu e Betta.
I primi due erano posti sulla sponda sinistra del Lys ed appartenevano al Vescovo di Sion; gli altri, sulla sponda destra, appartenevano ai Signori di Challand.  Il più antico documento nel quale compare il toponimo “Gressoney”, si riferisce agli alpi della mensa vescovile di Sion.  Il 9 Gennaio 1219, Giacomo della Porta di St’Orso confessò alla nobiltà da lui riunita al castello di Quart, di tenere in feudo per conto della chiesa di Sion alcuni beni in Valle d’Aosta, tra cui tutto il feudo ”nella valle sopra Issime, al di là del Lys, fino alla sommità dei monti, terre colte e incolte, pascoli, boschi, prati e gli alpi Gressoney e Verdoby ”.
 
 
 
 Particolare della carta geografica "Piemonte e Monferrato" di Giovanni Antonio Magini
 
I primi Walser giunti nella Valle di Gressoney furono con ogni probabilità quelli chiamati a colonizzare i beni del capitolo di Saint-Gilles e gli alpeggi della Chiesa di Sion.  In un documento del 1242, Gressoney non appare più come alpeggio, ma come luogo abitato.  In esso, Vacha di Issime e Alamanus di Gressoney si impegnavano a pagare al capitolo di Saint-Gilles alcuni affitti di beni nella valle di Gressoney.  Questo documento ci permette di stabilire l’epoca della colonizzazione di Gressoney nel periodo compreso tra gli anni 1219, quando ancora appare come alpeggio, e il 1242, anno nel quale un colono “alamanus” risulta locatario del capitolo di Verrès.

 
 
 
 
 
 

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