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Centro Studi e Cultura Walser - Walser Kulturzentrum

La cura delle malattie si basava su metodi naturali e le ricette erano tramandate di generazione in generazione: molte erbe, fiori e frutti selvatici erano impiegati per preparare decotti, infusi, impiastri ed erano ottimi rimedi, e anche gli unici, contro tosse, raffreddore, problemi di stomaco, dolori articolari, traumi ecc.
Ad esempio il lichene islandico ammorbidisce il catarro e calma la tosse. Le infezioni venivano curate con impacchi di acqua e sale mentre sulle ferite si metteva la resina al fine di favorirne la cicatrizzazione. Si usava mettere gli scorpioni vivi in una bottiglia piena di grappa che si sarebbe dovuta bere nel caso si fosse stati morsicati da una vipera.  I dolori articolari e le contusioni si curavano con l’arnica oppure con il grasso di marmotta, ma non si doveva abusare di questo medicamento perché indeboliva l’osso ed in caso di rottura non calcificava facilmente. I medici erano pressoché sconosciuti fino al XVIII secolo, ma vi erano persone che conoscevano i metodi e i mezzi per far fronte ai mali degli uomini e del bestiame. C’era, inoltre, una o più donne  che erano abili come levatrici. Bisogna però ricordare che la selezione naturale garantiva alla comunità una popolazione abbastanza robusta e sana, anche perché le condizioni igieniche erano da sempre molto seguite.

A Issime, per curare una persona colpita da polmonite, si doveva uccidere un coniglio e posarlo, ancora caldo, sul petto dell’ammalato.
Un ottimo rimedio contro il catarro e la tosse secca si otteneva facendo bollire 6-7 foglie di edera, per una tazza di decotto.
Il raffreddore veniva curato con una bevanda chiamata Chollu wasser, cioè “acqua di carbone”: far bollire per un quarto d’ora dell’acqua in cui si sia grattugiata della noce moscata, e aggiunti un bastoncino di cannella, dello zucchero candito e una noce di burro.
Contro la raucedine si usavano applicazioni sul petto di una patata bollita impastata con olio d’oliva.
Se si voleva estrarre una spina conficcata troppo in profondità nella carne, una pelle di serpente posizionata sul male, serviva all’uopo.

A Gressoney, in caso di infezioni o infiammazioni cutanee si era soliti utilizzare un unguento speciale chiamato “Fracheysch-salb”, preparato su ricetta importata dalla Svizzera, composto da fiori di sambuco, strutto, olio d’oliva, zolfo e qualche goccia di alcool.
Per il mal di gola, ottimi erano i gargarismi con decotto di radici di Angelica.
Contro il mal di pancia: bere ben caldo un infuso di foglie di alloro.
Per combattere le punture dei moscerini: alla vigilia di San Giovanni (24 giugno) stendere sul prato un fazzoletto bianco e posarlo, il giorno seguente, sul viso e sulle braccia.

 

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