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Centro Studi e Cultura Walser - Walser Kulturzentrum

Il popolo walser fece della colonizzazione la propria fortuna, colonizzazione che a sua volta sembra aver avuto origine da uomini dallo spiccato senso dell’avventura e della libertà, quali erano gli alemanni; non potevano non aver ereditato l´irrequietezza e la voglia di reinventarsi, non solo per la sopravvivenza, ma anche, e soprattutto per garantirsi un tenore di vita più alto rispetto alla media dei tempi in cui vivevano.  Erano riusciti nella colonizzazione di una terra che si presentava a loro fertile e ricca d’acque; erano stati capaci a addomesticare molti degli aspetti selvaggi di queste alture, eppure ebbero la saggezza e l´arguzia di capire che la natura dava e poteva togliere con estrema facilità, minacciando così la sopravvivenza stessa della propria famiglia.  Ebbero l´accortezza di trovare una forma d’economia parallela e complementare che poteva dare delle garanzie di vita anche in periodi di carestia.
Le due comunità di Gressoney e di Issime percorsero però vie diverse, pur conoscendo entrambe, in epoche distinte, la tristezza della lontananza e la nostalgia dei propri cari.

Nel XVII secolo, l’inizio della piccola età glaciale sconvolse l’economia e le abitudini della Valle.
In quegli anni molti gressonari furono obbligati a ripercorrere stagionalmente in senso inverso i passi e i valichi attraversati dai loro avi e migrare in Svizzera ed in Germania, specialmente in inverno, in quanto le occupazioni rurali erano sospese dal clima rigido. Incominciarono a dedicarsi a piccole e varie attività commerciali: divennero, in un primo momento, merciai ambulanti. Percorrevano le campagne offrendo merci di prima necessità, facilmente trasportabili e poco costose. In seguito, grazie ai risparmi dei loro guadagni, riuscirono a pagarsi un posto di vendita nelle piazze e nei mercati e più tardi ad aprire veri e propri negozi nei centri più importanti. Anche le merci che proponevano divennero più importanti  e consistevano soprattutto in stoffe di lana, seta, cotone e lino.
 
 
                   Insegna di un esercizio commerciale di tessuti e confezioni, a Lucerna
 

La loro abilità e versatilità li facilitò non poco a specializzarsi nel settore commerciale fino a renderli invisi ai mercanti locali: molte sono le testimonianze di lagnanze e persino di ordinanze delle autorità contro gli uomini che venivano dalla nostra valle, che divenne ben presto nota come Krämertal, ossia la valle dei mercanti.  L´attività mercantile richiedeva conoscenze specifiche e i gressonari trovarono la chiave di volta per riuscire in questo difficile campo.  Garantirono ai giovani una buona scolarità, tanto che a quei tempi l´alta valle di Gressoney appariva la più alfabetizzata dell’´intera Valle d´Aosta e di parecchi altri centri d´oltralpe. 
 
 
              Antica stampa raffigurante un mercante gressonaro che dialoga con la morte
 

La conoscenza delle lingue, il saper far di calcolo, alcune nozioni di geografia e di poche altre materie, conferì quella malizia e quella elasticità d´intelletto che permise a questi emigranti di aver successo negli affari.  Alcuni di loro fecero fortuna ed aprirono degli esercizi fissi a gestione familiare in cittadine svizzere e tedesche: molto spesso davano lavoro ai giovani gressonari, creando dei veri e propri sindacati. I ragazzi iniziavano come garzoni o magazzinieri; i più dotati diventavano agenti di commercio.  Ma tutti, sia i padroni sia i dipendenti, tornavano nella loro patria natia per investire i propri guadagni e per sostenere finanziariamente la famiglia che vi avevano lasciato.  Alla fine del diciannovesimo secolo cominciarono a sorgere le prime case signorili e le stesse povere abitazioni dei contadini, persino le baite degli alpeggi, vennero intonacate poiché l´intonaco era sinonimo di agiatezza.


                           Certificato di appartenenza ad un'associazione commerciale
 
 
 

 


 
  
                                                                                 Traduzione del certificato
 

La rivoluzione industriale stimolò ulteriormente la capacità imprenditoriale dei gressonari, i quali dopo  l’unità d’Italia diedero vita a medie e piccole industrie in vari settori, creando stabilimenti per la produzione della birra a Biella e ad Aosta, la fusione della ghisa ad Alessandria e Torino, e stabilimenti vinicoli in Puglia.

I conflitti mondiali della prima metà del 1900, ridussero alquanto la libertà di movimento e gli scambi commerciali ne risentirono in modo irreversibile. Il mercato entrò in crisi. Tuttavia era iniziato un fenomeno che cambierà radicalmente, in pochi decenni, l´economia della Valle di Gressoney. Già nell’´800 i viaggiatori inglesi avevano potuto apprezzare le bellezze della valle e avevano goduto dell’´ospitalità delle locande del paese; alla fine del secolo fu la presenza della Regina Margherita a dare un forte impulso al turismo estivo.  Accanto alle abitazioni dei walser benestanti sorsero le residenze estive dei nobili al seguito reale.  Poi venne la moda dello sci. Gressoney costruì uno dei primi impianti di risalita: la seggiovia del Weissmatten.  Gli anni sessanta e settanta videro il boom della vocazione turistica della valle.  Furono costruite nuove case, ristrutturate baite e stalle: il turismo d´élite si trasformò in turismo di massa.  Furono tracciati altri impianti a Gressoney La Trinité e sempre meno armenti pascolavano nei prati del fondovalle.
Era ormai chiaro che l´economia ereditata dagli avi era destinata a scomparire e che l´inclinazione ai commerci dei padri si andava trasformando verso una vocazione più turistica, dedita allo sfruttamento intelligente dell’´antica colonia.

Fino al 1700, Issime conosce secoli di relativo benessere, dovuto al suo ruolo di capoluogo del mandamento dei Vallaise, con conseguente sviluppo delle attività professionali e dei mestieri della popolazione. Ciò è testimoniato dalle grandi case in pietra del capoluogo, con cortile chiuso sulla via antistante da un muro di recinzione e una porta carraia, con scale e corridoi interni, con numerose stanze nonché una o più stalle al pianterreno e un fienile al piano superiore.

Numerosi sono in paese i notai, gli avvocati, i piccoli commercianti, i prestasoldi, che affiancano i contadini, gli artigiani del legno, del ferro e della pietra. Questi ultimi sono abili muratori e capaci imprenditori e sono proprio loro che alimentano in gran numero le fila degli emigranti che, sin dal 1600, benché in modo piuttosto limitato, ma soprattutto dalla fine del 1700 e fino ai primi decenni del 1900, si recano in Savoia, nel Vallese e in altri paesi della valle e fuori, per realizzare maggiori guadagni, per avere nuove esperienze o, più semplicemente, per  trovare un modo adeguato e dignitoso per mantenere la famiglia che, sempre numerosa, il più delle volte, rimane al paese dove è la donna ad occuparsi di ogni incombenza.
Generalmente questo spostamento di forza lavorativa avveniva dalla primavera all’autunno inoltrato, ma non sono rari i casi in cui anche tutta la famiglia lasciava il paese per non farvi ritorno che occasionalmente. 
In seguito agli eventi bellici e alla conseguente ricostruzione della nazione, era possibile trovare lavoro in abbondanza in paese e nelle zone vicine; in questo modo gli uomini, in particolare gli imprenditori, i muratori e i manovali non dovevano più andare lontano, all’estero, per sbarcare il lunario.
 


                                                                          Emigranti di Issime a lavoro
 

L’avvento del turismo, prima d’élite, poi di massa, favorisce lo sviluppo di attività alberghiere e ricettive, nonché la costruzione di alcune ville padronali ad opera di figli issimesi che hanno fatto fortuna nelle città italiane o all’estero, che tornano al paese per trascorrervi le vacanze estive.

 

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